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lunedì 14 maggio 2012

lega nord, bossi, maroni...e la laurea in albanese

Finalmente, bossi, il padre padrone della lega nord ha gettato la spugna. al suo posto, come si temeva (e come era facilmente intuibile) c'è roberto maroni. come dire: dalla padella bossiana alla brace moroniana. maroni non è una 'bestia politica', com'era stato definito il 'grande vecchio'. è un politico, in tutti i sensi, anche i peggiori; con l'aggravante di essere stato ministro degli interni (davvero viviamo in un paese strano: un pezzo da 90 di un partito secessionista che diviene ministro degli interni dello stesso stato che vuole spappolare...). e, se non vado errato, essere ministro degli interni significa conoscere tutti i segreti italiani (o, almeno, aver avuto accesso a).
maroni è anche più pericoloso di bossi: con quell'aria un po' da bravo ragazzo, un po' da primo della classe...l'occhietto da cui trasuda, non sempre, un po' di astio (e la rabbia accumulata in questi ultimi anni, grazie al cerchio magico)...maroni è il padre delle leggi sui respingimenti, sui CIE (centri di identificazione e espulsione) e ha sulla coscienza migliaia di morti in mare, tra l'indifferenza di quasi tutti...
certo riceve dalle mani del capo una lega malandata, tavolta dagli scandali e dalle figuracce come quelle del Trota con la laurea albanese (29 esami in quella lingua straniera in un anno: un record! a proposito, se non l'hanno chiuso, c'è il sito www.trentaelode.com in cui ognuno può stampare un diploma di laurea, ovviamente in albanese e farne quel che vuole...). così, i vicini di casa albanesi hanno subito una strana metamorfosi: da paese delle aquile a paese delle trote...
...ma ora, è caduto il silenzio, anche su questa vicenda come su quelle che hanno visto protagonista quella splendida (?) figura del tesoriere...
stando alle ultime elezioni, sia pure amministrative, la lega ha subito un tracollo, ma -purtroppo- non è sparita. ma i loro voti, che fine hanno fatto? sono finiti ai grillini? bella roba!
comunque, l'ho già scritto (e detto): alla lega non perdonerò mai l'aver sdoganato il razzismo, l'aver incarnato (e ingrassato) la xenofobia più idiota (ma non ce n'è una intelligente!), l'aver spinto il localismo più sfrenato. occorre isolare i leghisti e i loro eredi, i vecchi e i nuovi razzisti, i vecchi e i nuovi fascisti per ricostruire un tessuto sociale che sappia ricostruire il nostro paese, arginando i danni delle destre (da bossi&berlusconi a monti) e creando un'alternativa di sinistra. Una sinistra socialista, plurale, ecologista, nonviolenta...

domenica 13 maggio 2012

SARDEGNA: FERMIAMO LA STRAGE DI STATO!

Il procuratore Fiordalisi, dopo14 mesi d'indagine, svela il "mistero" della strage di Stato a Quirra su cui la terza Commissione Parlamentare indaga o finge d'indagare da 4 anni

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SIT-IN il 15 di ogni mese, ore 10, piazza del Carmine, Cagliari


richiesta d’incontro con il rappresentante del Governo

VERITA’ e GIUSTIZIA


per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono


FERMARE la STRAGE di STATO


Dal 15 luglio 2011 il rappresentante del Governo ci elargisce molte parole di umana comprensione, il Governo permane in silenzio tombale.


LA VERITA’ sulla STRAGE di STATO, nota a tutti, è stata dimostrata dalla Procura di Lanusei con prove inoppugnabili rese note il 24/3/2011


Con un lavoro durato poco più di un anno ha risolto “il mistero” - che da 11 anni si vuole tale - del disastro ambientale e sanitario causato dal poligono Quirra-Perdasdefogu. Ha trovato alcune delle “armi del delitto”: lo smaltimento della spazzatura bellica Italia-Nato, sia in discariche fuorilegge, sia con brillamenti fuorilegge, e conseguente contaminazione di aria, suolo, acque; le emissioni radar; il torio radioattivo sparso dai missili, accumulato e conservato nelle povere ossa degli uccisi. Ha messo sotto accusa:


* alcuni degli intoccabili in divisa, otto generali, un maggiore, due colonnelli, il tenente ex sindaco di Perdasdefogu;


* alcuni complici di alcuni dei depistaggi, sei responsabili di due indagini “scientifiche” truffa approntate dal ministero della Difesa;


* due esponenti della vasta “zona grigia” dedita all’ostinata rimozione dell’evidenza. Il sindaco di Perdasdefogu e il medico competente del poligono sono indagati per ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.


Nulla toglie alla dimostrazione oggettiva del nesso tra le attività militari e la strage l’ipotesi, purtroppo realistica, che “gli intoccabili” si sottraggano all’accusa di omicidio plurimo volontario formulata dalla Procura. I meandri e i mille rivoli della catena di comando, la distribuzione di responsabilità in un groviglio inestricabile di livelli (dal soldato che ha eseguito l’ordine al Capo Supremo delle Forze Armate Italiane, ai vertici Nato) garantiscono l’anonimato, rendono improbabile individuare gli assassini con nome e cognome, quindi procedere contro


FERMARE la STRAGE di STATO esige una decisione politica immediata, non è demandabile né subordinabile ai tempi biblici del sistema giudiziario dell’Italia, ripetutamente condannata dall’UE per questo motivo. Il Governo ha l’obbligo impellente di sospendere subito le attività dei poligoni che devastano la Sardegna, non solo in base al principio di precauzione, ma anche in osservanza degli atti parlamentari d’indirizzo per l’Esecutivo, datati 23/2/2011, che gli hanno impartito la direttiva di chiudere i poligoni “ove emergessero oggettive situazioni di rischio” o “qualora risultasse un collegamento con l’alta incidenza dei tumori registrata”. Le due mozioni complementari del centrodestra e del centrosinistra, approvate all’unanimità, sono un punto fermo. La Procura con la forza dell’evidenza sostenuta da prove inconfutabili ha fatto cadere “ogni ragionevole dubbio” sul nesso causa effetto. Non esistono più scappatoie. Ricordiamo le parole pronunciate in aula il 23/2/2011 dal firmatario della mozione della maggioranza Pdl per la chiusura dei poligoni in Sardegna: “C’è un dato ormai acclarato. In quei territori abbiamo un’incidenza particolarmente alta di tumori (..) vi sono anomalie nella nascita degli animali allevati. Insomma il nesso esiste ed ormai non possiamo procrastinare una decisione”.


Dal PARLAMENTO ESIGIAMO


* che difenda le sue prerogative incalzando il governo affinché esegua le direttive impartite il 23/2/2011 e, inoltre, rientri nell’ambito della legalità provvedendo all’equa distribuzione sul territorio nazionale dei gravami militari scaricati sulla Sardegna in misura abnorme (il 60% del demanio a terra, non ci sono termini di raffronto con le altre Regioni sull’enormità delle zone aeree e marittime militarizzate);


* che si attivi per fugare il sospetto feroce di avere inteso affidare la “scoperta della verità indiscutibile” all’ennesima puntata della farsa ricerca scientifica infinita mirata a NON trovare. Il sospetto è avvalorato dalla scelta furbesca dello strumento inadeguato - l’indagine epidemiologica N°3 in programma - e dall’ultima trovata bipartisan, entusiasticamente sostenuta dal sindaco indagato, di potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra in cambio della chimera della smilitarizzazione di Teulada e Capo Frasca.


Dalla REGIONE ESIGIAMO


che apra una vertenza forte con lo Stato e faccia valere in tutte le sedi e con tutti gli strumenti di sua competenza: * l’arresto dei giochi di morte del ministero della Difesa, delle Forze Armate Italia-Nato e dei mercanti di armi; * il diritto alla salute e all’ambiente salubre; * il diritto all’equa distribuzione dei gravami militari; * l’obbligo di chi ha inquinato a disinquinare e farsi pieno carico dei danni.


Dal GOVERNO PRETENDIAMO


Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Salto di Quirra . . . .
Ripristino ambientale, bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
Risarcimento ai malati, alle famiglie degli uccisi, ai pastori espulsi dai pascoli. Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
Annichilimento, ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
Impiego delle risorse a fini di pace.




Comitato sardo Gettiamo le Basi, tel 3467059885; Famiglie militari uccisi da tumore, tel 3341421838


Comitato Amparu (Teulada), tel 3497851259; Comitato Su Sentidu (Decimo) tel 3334839824 ; Comitato Su Jassu (Villaputzu), tel 3471043068

venerdì 11 maggio 2012

QUALCHE NOTA SULLE ULTIME ELEZIONI, di Francesco Astengo

Qualche dato appena, appena indicativo tentando di trasportare i dati delle amministrative sul piano politico più generale: sto lavorando, infatti, sul complesso dei comuni superiori ai 15.000 abitanti nei quali si è votato il 6-7 Maggio scorso.

Il lavoro non è ancora completato ma alcune indicazioni di massima si possono già evidenziare.


Innanzi tutto il totale dei voti validi per le liste del 57%: di conseguenza, dal punto di vista del non voto, al 43% di astenuti occorre aggiungere un 10% di schede bianche e nulle.


Esaminando le liste nella loro presentazione con i simboli di partito, si ricava che il PD è al 16,8% (con le liste civiche d’appoggio all’8,6%), SeL al 3,3%, IDV al 4,5%, FdS 2,6, le liste oltre la FdS (PCL, Rizzo) allo 0,17%, i Verdi allo 0,25%, Il Partito Socialista allo 0,85%.


Sul versante del centro destra il PDL è al 12,30% (con le liste civiche d’appoggio al 7,30%), la Lega al 3,5%, con le liste d’appoggio al 4,5% (effetto Tosi).
Non sono ancora state esaminate le liste centriste e il Movimento 5 stelle: lo farò nella prossima settimana.
Dovranno poi essere conteggiate le liste civiche di diversa attribuzione.
Si tenga conto che i dati sui partiti finora pubblicati dai giornali anche attraverso l’elaborazione dell’Istituto Cattaneo, hanno riguardato soltanto i 26 comuni capoluogo.
Qui stiamo scrivendo di circa 150 comuni, comprensivi di ben oltre 5 milioni di elettrici ed elettori.
Una annotazione finale, pur nel quadro di questa provvisorietà: le liste di partito (escluse le civiche di qualsivoglia appartenenza, e compreso il movimento 5 stelle) dovrebbe rappresentare circa il 60% dei voti validi (nelle amministrative 2011, questo dato fu del 73%).
Voti validi rappresentativi di meno del 60% degli aventi diritto.
Di conseguenza è rimasto fuori dal voto riguardante liste di partito circa il 70% delle elettorato attivo, compreso nelle liste dei comuni in cui si è votato.
Spero nei prossimi giorni di poter essere più preciso, ma in realtà il sistema politico italiano appare proprio appeso ad un vuoto: e, come è noto, la politica non ammette vuoti.


Savona, li 11 Maggio 2012 Franco Astengo

Noterella mia:
Condivido appieno quanto scrive l'amico Astengo: in politica esiste l'horror vacui. Ogni volta che c'è un vuoto, un vulnus, c'è sempre qualcuno che ne approfitta. e di solito, per i più, finisce male. Ricordate Berlusconi?
E, se da un lato, era auspicabile l'esplosione della lega -partito quanto mai detestato dal sottoscritto- dall'altro lato abbiamo la diffusione di movimenti peggiori (uno per tutti, Forza Nuova). Insomma, come scrive Elle kappa in una sua vignetta di qualche giorno fa: speriamo che il tramonto della destra, non si trasformi un'alba dorata..

giovedì 10 maggio 2012

Qualche buona idea sulla crescita giusta, da studiare. Basta "pensare altro", con immaginazione ben orientata.


Crescita: i provvedimenti da prendere

di Jérôme Anciberro



in www.temoignagechretien.fr  del 5 maggio 2012
traduzione: www.finesettimana.org

Il collettivo Roosevelt 2012 propone quindici provvedimenti per uscire dalla crisi. Alcuni sono provvedimenti urgenti, altri servono per far nascere un nuovo modello di sviluppo, ed altri, infine, per cambiare l'Europa. Piccolo florilegio. Scavalcare le banche private per finanziare il grosso del debito Per aiutare il sistema bancario in piena tormenta, la Riserva federale americana ha segretamente prestato alle banche in difficoltà circa 1 200 miliardi di dollari al tasso di favore dello... 0,01%. In tempi normali, questo tasso sarebbe dell'1%. Oggi, la Spagna è obbligata a chiedere prestiti sui mercati finanziari al 6%, la Grecia al 12%. Schiacciati da questi tassi d'interesse enormi, gli Stati bloccano le pensioni, diminuiscono gli stipendi ai dipendenti statali, riducono i livelli minimi delle prestazioni sociali o condizionano i loro versamenti in maniera sempre più drastica. Insomma, instaurano l'austerità per poter rimborsare il loro debito... continuando ad indebitarsi.


“È normale che, in periodo di crisi, le banche private possano beneficiare di tassi preferenziali mentre gli Stati sono obbligati a pagare tassi seicento o mille volte più elevati?” chiede Pierre Larrouturou. In Europa, per il rispetto dei trattati, la Banca centrale europea non ha il diritto di prestare agli Stati membri. Ma è autorizzata a fare prestiti agli organismi pubblici di credito e alle organizzazione internazionali.


È quindi possibile, senza modificare i trattati europei, che la BCE presti allo 0,01% alla Banca europea di investimento, alla Cassa depositi e prestiti o alle diverse banche centrali nazionali, che possono a loro volta prestare gli Stati allo 0,02%. Questi ultimi potrebbero così rimborsare i vecchi debiti senza annegare sotto nuovi prestiti a tassi elevatissimi. Politicamente, si tratta semplicemente di scegliere le nostre priorità: o assicurare i rendimenti delle banche private e dei loro azionisti, oppure darsi i mezzi per salvare il nostro sistema sociale nel suo insieme.


Riprendere in mano la fiscalità


Nel giugno 2010, il deputato (UMP) Gilles Carrez pubblicava un impressionante rapporto che mostrava che se si annullava l'insieme delle diminuzioni d'imposta votate dal 2000, lo Stato

[francese] avrebbe avuto ogni anno 100  miliardi in più in cassa. In altri termini, se si tornasse alla fiscalità esistente prima del 2000 – che non aveva niente di sovietico... - il deficit pubblico attuale [della Francia], che ammonta a 90 miliardi di euro, si trasformerebbe in eccedente. Alcuni hanno evidentemente avuto benefici da queste diminuzioni di imposte, ma non ne ha certo beneficiato l'economia globale del paese. Senza necessariamente tornare indietro di dodici anni – certi aggiustamenti sono stati forse necessari – si impone una riforma fiscale di ampia portata. Si può qui citare la famosa “rivoluzione fiscale” proposta dagli economisti Camille Landais, Thomas

Piketty e Emmanuel Saez (1), con l'istituzione di una nuova tassa, che unisca l'attuale tassa sul reddito ([in Francia] IRPP, che diventa sempre meno progressiva al di sopra di un certo livello di reddito), il contributo sociale generalizzato (CSG) ed altre tasse. Tale imposta sarebbe prelevata alla fonte sui redditi da lavoro e dal capitale in base ad una tabella chiaramente progressiva.

A livello europeo, è l'imposta sui redditi delle imprese che è opportuno ripensare. Oggi è in media del 25%, contro il 40% negli Stati Uniti d'America. In media, questo tasso è diminuito in Europa di circa un terzo in vent'anni. La causa? Il dumping fiscale di paesi che sono entrati nell'UE, come l'Irlanda, che ha abbassato il suo tasso al 12%, trascinando gli altri paesi in una concorrenza alla diminuzione fiscale


La situazione è semplice: non ci sono mai stati tanti redditi (550 miliardi di euro nel 2011 per le 600 maggiori imprese quotate europee), e mai l'imposta sui redditi delle imprese è stata così bassa! Negli Stati Uniti, è stato Roosevelt ad imporre un'imposta sul reddito delle imprese uguale in tutti gli Stati dell'Unione, per evitare la concorrenza tra di loro.  L'Europa deve procedere allo stesso modo – nessuno Stato può del resto aumentare tale imposta senza rischiare di vedere le imprese

andarsene bruscamente in un altro Stato membro – il che permetterebbe del resto di assicurare alla UE delle risorse proprie, il che non avviene oggi.


Mettere al sicuro i lavoratori dipendenti e i disoccupati
Nel 2009, la Germania ha subito una recessione due volte maggiore rispetto alla Francia (-4,8%
contro -2,3%). Eppure questo choc economico si è concluso con un aumento della disoccupazione di sei volte inferiore rispetto alla Francia. Un miracolo? Niente affatto. La Germania aveva semplicemente attuato il sistema del Kurzarbeit (lavoro breve).
Il principio: invece di licenziare il 20% dei dipendenti, un'impresa che vede diminuire il suo giro d'affari del 20% diminuirà il tempo di lavoro del 20%, mantenendo tutti i dipendenti. Lo stipendio pagato dall'impresa diminuisce in funzione di questa riduzione di tempo, ma lo Stato assicura il mantenimento del reddito. Allo Stato costa meno questa operazione che non finanziare un disoccupato, se si tiene conto di tutti i costi, in particolare della perdita delle entrate fiscali e sociali.
Vista la gravità della crisi e la difficoltà a trovare presto un altro posto di lavoro, è anche urgente rendere più sicuro il percorso dei disoccupati, prolungando i periodi di indennità e migliorando il loro accompagnamento. In Danimarca, i disoccupati possono mantenere il 90% del loro reddito per quattro anni, a condizione di essere davvero alla ricerca di un lavoro o di fare corsi di formazione.
Nel 1933, il prolungamento dell'indennità ai disoccupati è stata una delle prime misure prese da Roosevelt.


Investire massicciamente nella casa


In Francia, la parte di reddito dedicata alla casa ha continuato a salire negli ultimi anni. I francesi pagano in media 12,40 € al metro quadrato per l'affitto (a parte Parigi e Nizza), contro l'8,40 € in Germania. La mancanza di alloggi, in particolare di edilizia popolare, è evidente. Come trovare i finanziamenti per lanciarsi in una vasta operazione di costruzione senza aumentare il debito?
Seguendo l'esempio dei Paesi Bassi. Lì, una buona parte dei fondi di riserva delle pensioni (FRR) è stato investito nella costruzione di case popolari piuttosto che essere investito in azioni sui mercati finanziari, come si fa in Francia. Risultato: più del 50% del parco case dei Paesi Bassi, oggi è gestito da cooperative collegate con i sindacati. Gli affitti sono più bassi rispetto alla Francia, le superfici maggiori, la mescolanza sociale migliore...
Una politica di costruzione e di rinnovamento massiccia creerebbe da 250 000 a 300 000 posti di lavoro. A lungo termine (vent'anni), l'investimento nell'edilizia è molto più redditizio che sui mercati finanziari: si ha sempre bisogno di abitare, gli affitti vengono pagati ogni mese, e poi finiscono per diminuire, il che aumenta il potere d'acquisto degli inquilini.


Tempo di lavoro e produttività


Tra il 1820 e il 1960, la produttività del lavoro è stata moltiplicata per due. È quintuplicata dal 1970. Questa rivoluzione della produttività è un dato fra i più importanti del nostro tempo. Il problema è che la durata del tempo di lavoro non ha seguito questa evoluzione recente. Tra il 1900 e il 1970, il tempo di lavoro era stato dimezzato: si era passati da 7 giorni di lavoro a 6, poi da 6 a 5. E la giornata di lavoro era passata da 12 ore a 8. E i dipendenti ci hanno anche guadagnatoprogressivamente 5 settimane di ferie.


In 70 anni, mentre la produttività aumentava poco, si era dimezzato il tempo di lavoro. Ma dagli inizi degli anni 70, quando la produttività ha fatto dei balzi da gigante e produciamo sempre più, non siamo più capaci di far evolvere il nostro contratto sociale: con poche differenze, con 38 ore di lavoro in media, la durata reale di un lavoro a tempo pieno è la stessa di trent'anni fa! Il lavoro è
condiviso in maniera sempre peggiore.


All'origine, la settimana di 35 ore doveva essere una tappa verso la settimana di 32, che avrebbe
obbligato le imprese a creare dei posti di lavoro. Lo si è completamente dimenticato... La riduzione del tempo di lavoro, diventata un tabù nell'era Sarkozy, deve nuovamente essere presa in considerazione come una delle poste in gioco centrali di una vasta negoziazione che rifonda il patto sociale il Francia. Senza un lavoro di fondo sulla questione, non si potrà risolvere il problema cruciale della disoccupazione.


Per saperne di più e dettagliatamente sui quindici provvedimenti proposti: www.roosevelt2012.fr


(1) Pour une révolution fiscale, Seuil/République des ideées. Oppure: www.revolution-fiscale.fr


--


 Enrico Peyretti
http://www.peacelink.it/tools/author.php?=63
http://www.ilfoglio.info/
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http://cisp.unipmn.it/ 
Segnalo rass.stampa: http://www.finesettimana.org/

martedì 8 maggio 2012

ELEZIONI E PARLAMENTO: UN GOVERNO EXTRAPARLAMENTARE

Al di là del piacere provato nel constatare il crollo della Lega che, Verona a parte, è sfumata persino in Lombardia in concomitanza con la la disfatta del PDL (infilatosi in un cul de sac: con Berlusconi è finito; senza Berlusconi, anche). Al di là di questi piaceri, dicevo, queste elezioni hanno sottolineato il fatto che il governo Monti (sostenuto dal PD e dagli scomparsi centro e PDL), che di tecnico ha solo la macelleria sociale, è sorretto da una maggioranza che non esiste. Se fossero state elezioni politiche una buona percentuale di quelli che ora siedono in Parlamento, sarebbero divnuti ex. Insomma, per farla breve, questo Parlamento non rispecchia più nulla e il governo sostenuto è di fatto, un governo extraparlamentare (avevamo già avuto la sinistra extraparlamentare, la destra extraparlamentare). Una situazione pericolosa. Che fa paura...e sarebbe meglio trovare una via d'uscita, socialista e nonviolenta...

ANNOTAZIONI SULL’ESITO ELETTORALE AMMINISTRATIVO DEL 6-7 MAGGIO 2012


E’ evidente come tentare, a poche ore dalla chiusura delle urne e a dati non ancora analizzati nel dettaglio, l’avvio di una riflessione sull’esito delle elezioni amministrative svoltesi in Italia il 6-7 Maggio, rappresenti in un qualche modo una sorta di forzatura: pur tuttavia è necessario provare anche allo scopo di stimolare, per quanto possibile un dibattito che ci sarà ma che dovrà essere incanalato su binari reali, al fine di renderlo massimamente produttivo al fine di favorire un ragionamento di carattere generale.


Erano in gioco un numero significativo di elezioni comunali, sparpagliate sul territorio quindi con la possibilità di fornire risultati attendibili anche sul piano della proiezione politica generale, con l’evidenziarsi, proprio sul piano dell’analisi di due limiti: il primo relativo all’estrema frammentarietà nella presentazione delle liste con un gran numero di candidati riferiti esclusivamente al terreno locale; in secondo luogo al peso della personalizzazione della politica, quanto mai evidente nel caso dell’elezione diretta, che ha portato, in positivo e in negativo (si vedano i casi di Palermo e Genova) a un ulteriore dato di sconnessione del quadro.


In ogni modo i dati che mi pare possano essere sottolineati con una certa qual approssimazione vicina alla realtà di un’analisi più approfondita possono essere così riassunti:


1) Si è verificata un’ulteriore deframmentazione tra la società e la politica, tradottasi in un livello di astensioni dal voto mai fatto registrare in precedenza in alcun tipo di competizione elettorale in Italia, esclusi ovviamente i referendum: da notare, comunque, a questo proposito che la percentuale dei voti in questa tornata amministrativa è stata, alla fine, quasi simile a quella dei partecipanti al voto nei referendum della primavera scorsa. Un dato, a mio giudizio, da rilevare con attenzione). Il “mancato voto” appare abbastanza omogeneo sul territorio nazionale e corre, anche in parallelo con il dato del progressivo invecchiamento della popolazione (vale la pena di ricordare come nelle liste elettorali manchino gli immigrati che, in questo momento, rappresentano una percentuale rilevante dei cittadini attivi presenti sul territorio).


2) Altrettanto evidente il dato di una forte frammentazione del quadro politico, ben al di là della presenza di moltissime liste civiche, soltanto una parte delle quali da collegarsi alla volontà dei candidati-Sindaci di disporre di una propria lista personale (com’è opportuno, del resto, in occasioni di questo genere). Un segnale, questo delle liste civiche, che non deve essere assunto dai partiti tradizionali come un fenomeno fisiologico localistico, ma come un segnale della loro persistente ed evidente debolezza nella capacità di espressione d’egemonia. Un dato, comunque, questo delle liste civiche che fa diminuire la possibilità di un esame particolarmente compiuto nell’esito dei dati;


3) Il peso del localismo, trattandosi di elezioni amministrative, ha “schermato” quello che rappresenta il vero dato politico del momento e sul quale si sono giocate, ad esempio, le elezioni greche e francesi: il ruolo dell’Europa. Sarà questo, però, oltre al riflesso delle politiche sociali sul territorio l’elemento vero del contendere nella prossima competizione elettorale legislativa generale (2013? A questo punto probabile, comunque). L’Europa quale principale “frattura” politica, al riguardo della quale sarà necessario attrezzarci per poter esprimere un adeguato giudizio di merito, cercando di sprovincializzare al massimo la nostra capacità di giudizio;


4) Appare evidente, comunque, come al centrodestra dello schieramento politico italiano si profili un vero e proprio “vuoto” dovuto all’assenza di leadership. Una leadership che ha sempre rappresentato il punto vero di coagulo per quell’area politica, dal momento in cui fu compiuta la scelta di un sistema elettorale prevalentemente maggioritario. La politica, come è ben noto, non ammette vuoti, e in questo caso il tema dominante rimane quello che, pure, si è posto con grandissima forza dal Dicembre scorso e che riassumo in questo modo: è necessario che il governo in carica si misuri, in una qualche forma, il più rapidamente possibile con il terreno elettorale. Se ciò non dovesse avvenire e l’offerta rivolta alle elettrici e agli elettori italiani in occasione delle elezioni politiche del 2013 fosse rappresentata dai partiti che hanno contraddistinto la lunga fase di transizione sviluppatasi tra il 1994 e il 2011 allora un esito peggiore di quello greco potrebbe essere ipotizzabile;


5) Il centrosinistra tradizionale, imperniato sul PD e su di una sinistra pallida e frammentata non decolla. Sarà favorito nell’assegnazione dei Sindaci dal doppio turno (doppio turno: un sistema elettorale al quale sarebbe necessario rivolgersi con maggiore attenzione). Si pone il tema, reso ancor più urgente se possibile dalla “questione europea”, dell’identità di una sinistra adeguata alla qualità di questo scontro. Una sinistra che, per adesso, nelle sua varie forme appare proprio al di là da venire e, in quest’occasione, non sostituita dal personalismo delle candidature a Sindaco;


6) La cosiddetta “antipolitica italiana” appare molto diversa da quella europea. Definire, poi, come “antipolitica” la presenza alle elezioni di formazioni, sicuramente anomale, ma ben saldate dentro al recinto democratico appare, sinceramente, come una bizzarria davvero localistica. Il “movimento 5 stelle” (al di là delle “sparate” del suo leader, maestro di istrionia propagandistica) è cosa ben diversa dal Front National francese e dai neo-nazisti greci appena approdati in Parlamento, ed ancora profondamente diversi dai “Pirati” tedeschi e svedesi (cui è accomunato forse dalla momentanea indisponibilità a produrre coalizioni di governo) e non rappresenta, neppure, il tanto conclamato superamento della barriera destra/sinistra che rimane, invece, tutta intera nella sua realtà proprio in ragione del già richiamato tema europeo. Nella sostanza un fenomeno che, presumibilmente, trova ragioni esclusivamente nell’altrettanto già citato vuoto prodottosi nel sistema politico italiano, a causa dell’assoluta difficoltà dei partiti che lo compongono, senza le ragioni fortemente ideologiche che animano le estreme anti-sistema francesi e greche, tanto per citare questi due esempi d’attualità.

Savona, li 8 maggio 2012 Franco Astengo

lunedì 7 maggio 2012

CROLLANO LA LEGA E IL PDL

Lo so che non si dovrebbe essere felici delle disgrazie altrui. Ma diciamolo: questi vent'anni di bossi-berlusconismo ci hanno fatto perdere (anche a noi) il bon ton.
Stando agl exit-poll (e le sezioni scrutinate), la lega ha toccato i minimi storici e il pdl si è frantumato: il problema sono i flussi elettorali. Dove sono finiti i voti degli elettori che finora li hanno sostenuti? Un po' negli astensionisti, senza dubbio. Un bel po' li ha intercettati Grillo (ma come si fa?), un po' il PD (ibid).
Ma il problema non è risolto: quelle persone che erano d'accordo con le leggi razziali, le campagne sicuritarie, con i respingimenti...le stesse persone che, dopo gli scandali, concordavano coi barbari sognanti di Maroni...cosa hanno votato? Forza nuova? Bleah!

Ora il problema sono gli altri, PD in testa. Sarà anche il primo partito,c ome dice la Finocchiaro. Però mi sembra sempre più un contenitore vuoto che per di più supporta un governo di destra, di tecnici (specialisti senza cuore, per dirla con Weber). E le sinistre, cosa fanno...tremo al pensiero...Ora più che mai occorre vigilare...

NOTERELLE SULL’ESITO ELETTORALE FRANCESE E GRECO




Sarebbe bene sviluppare un tentativo di sprovincializzazione del dibattito al riguardo dei possibili spunti di analisi offerti dall’esito del voto in Francia e in Grecia.


A questo proposito appare opportuno precisare che:


1) Ogni situazione va valutata come a sé stante e non è giusto compiere operazioni di “mescolamento” indebito. In questo senso il maggior poeta della politica italiana non può, nemmeno per sviluppare propaganda fine a se stessa, definire un esito analogo al riguardo delle due principali tornate elettorali svoltesi in Europa nella domenica 6 maggio 2012. L’esito delle elezioni presidenziali francesi risulta, comunque, essere interno all’ambito del dibattito europeo (per quello che beninteso è il dibattito europeo : a questo proposito, almeno da parte mia, non esiste alcuna valutazione di merito). L’esito delle elezioni legislative greche, invece, è stato giocato sull’asse Europa sì o no, con un risultato assai incerto e per determinati versi inquietante (vedi affermazione dei neonazisti), all’interno di un Paese prostrato da condizioni economiche ormai insopportabili per la maggior parte della popolazione. Affermare, com’è stato fatto, che entrambi i risultati hanno il segno del progressismo “antitecnocrati” è del tutto sbagliato e fuorviante, anche perché dalla situazione greca non è emersa una prospettiva di alternativa di governo (nemmeno sul versante di un raccordo tra Pasok, Sryza e Sinistra Democratica);


2) Così com’è sbagliato è fuorviante parlare, al riguardo della Francia, di “centrosinistra” da Malenchon a Bayerou in appoggio ad Hollande. Malenchon e Bayerou sono stati sconfitti nettamente al primo turno proprio da Hollande e si sono limitati a una dichiarazione di voto. Non c’è nessun accordo di governo in vista, nessuna “foto di Vasto” e nessun “allargamento al centro” e stupisce che il segretario del principale partito italiano del centrosinistra affermi queste cose. Il governo francese sarà un governo socialista, con tutti i limiti che il PSF presenta nella sua capacità programmatoria e nel suo dibattito interno, ma un governo socialista, il cui profilo con ogni probabilità sarà meglio definito dall’esito delle elezioni legislative di Giugno. Il doppio turno, infatti, consente quest’opportunità ed è questa, del sistema elettorale, la questione sulla quale riflettere sul serio nella comparazione tra Italia e Francia. Certo che il doppio turno (ricordo che nelle elezioni legislative passano al secondo turno, in ogni collegio, i candidati che superano il 12,5% e non semplicemente i due meglio piazzati) deve essere sostenuto da un livello di organizzazione partitica di cui nel paese dei partiti elettorali-personali, si è ormai persa la traccia;


3) La terza e ultima indicazione riguarda il fatto che i governi uscenti debbono presentarsi al giudizio degli elettori, così è avvenuto in Francia e non è avvenuto in Grecia, e non avverrà in Italia se non ci sarà una oggettiva ristrutturazione del sistema attorno alla centralità del governo dei cosiddetti “tecnici”, in modo da consentire il libero giudizio delle elettrici e degli elettori. Se i partiti italiani, invece, ripresenteranno la loro “offerta politica” così come sono, allora il rischio di una astensione di massa risulterà particolarmente forte (evitata del resto, nell’occasione di queste amministrative dalla particolarità di elezioni strettamente definiti, proprio dal punto di vista delle candidature, dall’ambito locale, come giustamente ha fatto notare Mannheimer sul "Corriere della Sera" di oggi).

Savona, li 7 maggio 2012 Franco Astengo